«1. Prefazione
Io sono il dottore di cui in questa novella si parla talvolta con parole poco lusinghiere. Chi di psico-analisi s’intende, sa dove piazzare l’antipatia che il paziente mi dedica.
Di psico-analisi non parlerò perché qui entro se ne parla già a sufficienza. Debbo scusarmi di aver indotto il mio paziente a scrivere la sua autobiografia; gli studiosi di psico-analisi arricceranno il naso a tanta novità. Ma egli era vecchio ed io sperai che in tale rievocazione il suo passato si rinverdisse, che l’autobiografia fosse un buon preludio alla psico-analisi. Oggi ancora la mia idea mi pare buona perché mi ha dato dei risultati insperati, che sarebbero stati maggiori se il malato sul più bello non si fosse sottratto alla cura truffandomi del frutto della mia lunga e paziente analisi di queste memorie.
Le pubblico per vendetta e spero gli dispiaccia. Sappia però ch’io sono pronto di dividere con lui i lauti onorarii che ricaverò da questa pubblicazione a patto che egli riprenda la cura. Sembrava tanto curioso di se stesso! Se sapesse quante sorprese potrebbero risultargli dal commento delle tante verità e bugie ch’egli ha qui accumulate!…
Dottor S.»
Explicit (evidenzia se vuoi leggere): «Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.»
Note:
devi sapere che io son pigrissima, rileggere un libro non mi capita quasi mai, ma diciamo proprio mai (quasi), anche se il libro mi è piaciuto tantissimo, difficile che lo rilegga. Questo qui, per una ragione o per un’altra, io credo che l’ho letto quattro volte. Mi andrebbe molto di arrivare a cinque. Ma forse è così che succede, quando un libro è il tuo preferito tra tutti i libri che hai letto nella tua intera vita, come per me lo è questo qui, se non l’avevi ancora capito.
Io questo libro non ci avrei nulla da dire che l’ho inizato due volte e due volte l’ho mollato a metà, anzi prima.
Anzi, di cose da dire ne avrei anche, ma se piace tanto alla titolare del blog secondo me non sta bene parlarne male, almeno qui.
Però caspita, io i libri non li abbandono mai, sempre mi riprometto di abbandonarli ma poi li leggo fino alla fine, questo qui, due volte su due, mi sa che è proprio un record personale (magari no, ma adesso altri in mente proprio non me ne vengono).
Diciamo che lo trovo ridicolo, ecco; la scena della morte del padre: ridicolissima, farsesca. Epperò non fa ridere.
Che poi non è che ce l’ho con l’autore: mi son letto persino Senilità, mi son letto (qui necessita spiegazione: Professoressa giovane e cattiva del 3° Liceo “Allora, ve lo siete letto un romanzo di Svevo come vi avevo ordinato?” 29 ragazzi su 30, secchioni ma stupidi “Sì,prof, La coscienza di Zeno ci siam letti” 30° ragazzo, primo primissimo della classe, secchione anche lui ma molto furbo e anche un po’ bugiardo “Io mi son letto Senilità, che la Coscienza di Zeno io lo leggevo in terza elementare ” Professoressa “Eh, bravo, ma io Senilità non l’ho letto” Ragazzo furbo “Mannaggia. Fa nulla, glielo spiego io (e mò vienimi a farmi le pulci su quello che dico, che nenanche sai di cosa sto parlando e se mi gira ti faccio pure i parallelismi tra Senilità e Guerre Stellari)).
Però, per tornare a noi, in effetti il cominciamento è carino.
E quindi niente, son io che son strano che La coscienza di Zeno non mi piace lo trovo ridicolo ridicolissimo che non fa ridere.
Amici come prima?